Il 2 Dicembre il Centro per la Vita Indipendente Nord Milano ha partecipato all’incontro “Progetto di vita: conoscere per essere pronti al cambiamento”, organizzato presso il Museo Civico di Crema in collaborazione con Comunità Sociale Cremasca.
Un appuntamento che ha riunito operatori, familiari, amministratori e cittadini attorno a un tema centrale per il presente e il futuro dei servizi: come dare attuazione concreta al progetto di vita delle persone con disabilità, alla luce della nuova cornice normativa nazionale e regionale.
L’incontro, moderato da Ylenia I. Colla (Coordinatrice del Centro per la Vita Indipendente di Crema), ha offerto uno sguardo articolato e complementare su questo passaggio di fase. Dall’analisi dell’impatto del D.lgs. 62/2024, presentata da Marco Faini (Centro Studi Giuridici e Sociali ANFFAS Nazionale), al quadro lombardo delineato dalla Legge Regionale 25/2022, illustrato da Giovanni Merlo (LEDHA), è emersa con chiarezza una direzione condivisa: il progetto di vita non è un atto individuale né un adempimento formale, ma un processo che chiama in causa persone, servizi e territori.
In questo contesto, si è inserito l’intervento del Centro per la Vita Indipendente Nord Milano, a cura di Monica Pozzi e Lorena Mazzonello, dedicato al budget di progetto come strumento operativo per rendere concretamente realizzabili le scelte di vita. Non è solo una voce di spesa, ma uno strumento che, se costruito insieme alla persona, permette di trasformare bisogni, desideri e obiettivi in percorsi reali di autonomia, abitare, lavoro, relazioni.
A seguire, la testimonianza di Gianfranco Mendoza (in qualità di Autorappresentante) ha riportato il focus su ciò che spesso rischia di restare sullo sfondo: il punto di vista di chi vive in prima persona questi processi. Il suo intervento ha ricordato quanto l’indipendenza decisionale non sia un principio astratto, ma una pratica quotidiana che richiede ascolto, fiducia e contesti capaci di sostenerla.
Più che un semplice momento formativo, l’incontro di Crema è stato uno spazio di scambio reale tra territori diversi, accomunati dalla volontà di interrogarsi sulle proprie prassi e di metterle in dialogo. Un confronto che ha mostrato come il cambiamento culturale passi anche da qui: dal riconoscimento reciproco, dalla circolazione delle esperienze, dalla capacità di “contaminarsi” senza perdere la propria identità.
Siamo tornati da Crema con una conferma: quando le esperienze si incontrano e si ascoltano, generano conoscenza utile e competenze che crescono insieme.
Un passaggio necessario, se l’obiettivo è rendere il progetto di vita non solo un diritto astratto, ma una possibilità concreta per le persone.